Caritas
Diocesana di Trivento

  • Pubblicato il

di Francesco Bottone

La crisi ambientale del mondo coincide sempre con il degrado dei diritti dell’uomo. E’ questa l’equazione sulla quale ha insistito monsignor Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, intervenuto questa mattina a Castelguidone nell’ambito della giornata della legalità, dell’impegno e della responsabilità organizzata dalla Caritas diocesana e dalla scuola di formazione sociale e politica “Paolo Borsellino”.

Apertura dei lavori intorno alle ore 11 con il vescovo di Trivento, monsignor Claudio Palumbo, che ha presieduto la preghiera comunitaria dell’ora media, prima di dare la parola al direttore della Caritas Italiana che ha presentato in anteprima nazionale, la presentazione ufficiale ci sarà solo nelle prossime settimane, il libro “Ci vuole un fiore – Dal degrado alla cura dell’ambiente“.

«Provengo da Sassari, ma non ho nulla a che vedere con le pagine vergognose di cronaca che si leggono in questi giorni relative a quel territorio. – ha esordito ironicamente monsignor Soddu – Il volume che lanciamo oggi a Castelguidone, in anteprima nazionale, prende spunto dall’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco dedicata appunto al tema del rispetto dell’ambiente. “Ci vuole un fiore” è una sorta di distillato di quella bellissima lettera enciclica e focalizza la sua attenzione sulla equivalenza che c’è tra degrado dell’ambiente, dell’ecosistema, del Creato più in generale e il degrado dell’uomo, dei suoi diritti. La crisi ecologica che oggi devasta e attanaglia il nostro pianeta è fonte e causa di ulteriore inequità sociale. Perché il degrado dell’ambiente acuisce le povertà sociali».

Due sono, secondo monsignor Soddu, le armi a disposizione dell’uomo e del cristiano in particolare: la denuncia dello scempio ambientale in atto praticamente ovunque e la risposta, non certo teorica, ma pratica, applicata, che si ottiene con le buone pratiche poste in essere sul territorio, in una parola l’esempio o la testimonianza se si preferisce un’accezione più evangelica.

«Il grido di allarme della Terra e quello dei poveri del mondo sono la stessa voce, la stessa cosa, due aspetti della stessa crisi. – ha continuato il direttore di Caritas Italiana – Le armi a nostra disposizione, come cristiani, come operatori Caritas, ma anche come cittadini del mondo, sono quelle della giustizia e della responsabilità. E’ nostro compito costruire delle comunità, una rete di comunità, per far fronte, concretamente, nel piccolo e nel locale, ma ovunque, alla crisi ambientale e sociale. Occorre cercare non il proprio interesse, personale, ma quello degli altri, dei poveri, degli emarginati, che coincide con quello generale. Il famoso “bene comune” di cui si sente spesso parlare.

Pensare di essere sani in un mondo malato è una follia egoistica. Bisogna cominciare a pensare in termini di comunità, ripeto, facendo ciascuno il proprio. Natura, vita, persona, sono tre aspetti che non posso essere disgiunti. Solo così, con l’attenzione al povero e all’ambiente, si potrà vivere una vita pienamente umana. “Ci vuole un fiore” è il titolo di questo libro, ma per fare un fiore ci vuole il seme e, ce lo insegna il Vangelo, se il seme non muore non dà frutto. Ecco, essere seme per gli altri, per l’umanità, per l’ambiente. Questa è il nostro progetto di vita e la nostra aspirazione».

Articolo de L’eco dell’Alto Molise-Vastese

Condividi con i tuoi amici!